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Cipro – Nuvole su Nicosia? 800 mila Ciprioti temono la Troika
Venerdì, Giugno 8th / 2012
– di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile –
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Cipro – Nicosia verso gli aiuti europei?
Sull’orlo della crisi anche Nicosia? Si temono le
solite condizioni proibitive imposte dalla Troika
Mar Mediterraneo - Specchio di mare cristallino nei dintorni di Cipro
Nicosia – Cipro, situata a poche decine di chilometri a sud della Turchia, è la terza isola del Mediterraneo per estensione, ed è uno Stato membro dell'Ue dal 1º maggio 2004. Si tratta di uno stato piccolo ma dalla storia piuttosto traviata: l’isola è, infatti, ancora oggi diviso in due aree: una, a Sud, sotto il controllo effettivo della Repubblica di Cipro (occupante circa il 60% della superficie dell'isola, dall'anima greca) ed un’altra sotto l’egemonia politica della Turchia, auto-dichiaratasi Repubblica Turca di Cipro del Nord. Nelle scorse ore, la storia dell'isola sembra scrivere, tuttavia, una nuova, insolita e grave pagina. Secondo le ultime indiscrezioni pervenute dalla capitale cipriota, infatti, anche il leader reggente dell'isola-stato potrebbe chiedere all’Ue aiuti finanziari che fungano da "paracadute di salvataggio" per le proprie banche in quanto esse risulterebbero – stando almeno ai proclami allarmistici provenienti dall'estremo lato est del Mediterraneo – particolarmente esposte nei confronti di quelle greche.
Cipro – Il quarto paese dell'Ue a "piegarsi agli aiuti" della Troika?
Pertanto, in base a questa interpretazione – che è quella ufficiale resa nota dal governo – la crisi di Atene si ripercuoterebbe a catena su Nicosia con un’eco fortissima. Si temerebbero dunque, anche qui le “ritorsioni” dell’Europa: Cipro potrebbe essere sottoposta a condizioni proibitive per come ha fatto intuire il Ministro delle Finanze, Vassos Shiarly con le dichiarazioni rilasciate alla Reuters. Formalmente, ancora, non è arrivata nessuna richiesta di aiuto né dalla tartassata Grecia, né tantomeno da Nicosia, ma le indiscrezioni trapelate sembrano non lasciare dubbi: Cipro, terza economia più piccola d’Europa, sarà il quarto paese a richiedere il “salvataggio europeo”. Lo stesso ministro Shiarly ha affermato che ancora non c’è nulla di certo, ma si sta vagliando la possibilità della richiesta di bailout. Le ipotesi acquistano concretezza anche dalle dichiarazioni rilasciate dall’ambasciatore di Cipro presso l’Unione europea, Kornelios Korneliou, il quale ha detto che “se il salvataggio delle banche spagnole è sempre più vicino, lo stesso rappresenta una possibilità per Nicosia”.
Il tassello Cipro presto nel puzzle del Grande Leviatano Ue?
Pazienza e attesa, dunque, per Cipro e per i suoi circa 800 mila abitanti. Ma le risposte sembrano già pronte, evidentemente rintracciate in un unico scontato e logoro copione: un’altra economia messa in ginocchio e costretta ad obbedire alle leggi della finanza e dell’economia made in Ue. Davvero non si comprende dopo tre miliardi e mezzo di euro piovuti come manna sul sistema bancario negli ultimi anni, come ciò possa verificarsi. Ma la cosa più inverosimile e che le famiglie e le imprese – il cuore della società e delle attenzioni verso le quali dovrebbe convergere la vera politica – quelle vengono lasciate morire e fallire. Quelle sembrano non avere un'anima. Invero, la sensazione e che questo gioco continuerà fino a quando evidentemente l'ultimo ginocchio non si piegherà, e l'ultmimo tassello – che segnerà come un grande e macabro puzzle l'inequivocabile immagine del nuovo superstato-Ue, sorto sulle ceneri degli stati-nazione – non sarà incastrato nel posto giusto. Ma le sorprese non finiscono: può darsi che l'elettorato europeo voglia riprendersi presto la propria rivincita.
Maria Laura Barbuto, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

