Sabato, Settembre 28th/ 2013
– di Daniele Di Luciano –
Sabato, Febbraio 9th/ 2013
– di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile –
Unione Europea / Parlamento Europeo / Consiglio Europeo / 27 stati membri / Bilancio Ue / Trattative finanziarie / Crisi / Tagli / Germania / Regno Unito / Banca Centrale Europea / Euro / Ripresa economica / Van Rompuy / Cameron
Accordo sul Bilancio Ue, ma a quale prezzo?
Mario Draghi promette la ripresa nel 2013
e parla di ritrovata fiducia nell'euro.
Ma di quale Europa parla?
Bruxelles – L'intransigente Cameron nell'ultimo vertice Ue aveva convinto un terzo dei Paesi dell'Unione a tagliare e di molto sul budget infrannuale da destinare al funzionamento degli organi comunitari. In effetti nel corso del 2012 il ritorno a spinte "nazionali" – anche a ruota delle profonde delusioni scaturenti dalle insensate politiche di austerity e dagli inganni celati (Vedi Sistema Taget 2 e mancata applicazione dell'Art. 11 dello statuto del SEBC sull'emissione diretta di moneta da parte della BCE in tempi di crisi e circostanze straordinarie per superare le crisi) – è stato molto forte. Spinte che alla lunga hanno fatto lievitare il sentimento euroscettico di gran parte degli europei. Tra i Paesi più delusi e nostalgici del precedente modello europeo a trazione "nazionale" sicuramente la Repubblica Ceca. Molti dunque (compresi ovviamente i cittadini di Italia, Grecia, Cipro, Romania, Spagna, Portogallo, Irlanda e Francia: solo per fare alcuni esempi) si chiedono oggi se sia davveo il caso di intestardirsi a restare in questa Unione: un'Ue che ha di fatto tradito il Principio di Sussidiaietà e il senso più profondo dei Trattati Comunitari, facendo incetta di denunce, plateali proteste di piazza in mezz'Europa e aspre, asprissime critiche.
Il Budget Ue – la posizione dell'Italia
Nella giornata di ieri il Presidente del Consiglio Ue Van Rompuy, aveva presentato una proposta di budget per 960 miliardi di euro contro i 1.033 miliardi proposti dalla Commissione Barroso. L’Italia alla fine ha ottenuto uno sconto di 500 milioni di euro l’anno. Ma la sproporzione tra ciò che diamo all'Ue rispetto a quello che riceviamo annualmente è ancora troppo evidente: 4 miliardi di euro non sono bruscolini. Senza contare i tagli al deficit spending statale imposti dal Fiscal Compact per 40 miliardi l'anno e la partecipazione al MES per 4 miliardi di euro l'anno: un fondo ingannevole creato anche in funzione anti-spread (vedi articoli in allegato), senza però delegittimare le agenzie di rating dall'emettere voticini agli stati sovrani; ed in chiave di salvataggio automatico degli istituti bancari. Gli stessi istituti (di credito e speculazione) che continuano d'altronde a gozzovigliare sulle spalle dei cittadini con interessi su titoli stratosferici ed altri accidenti. Vedi ad esempio "l'accidente" chiamato Equitalia: ente al 50% di proprietà delle stesse banche responsabili, mediante il credit crunch, della caduta in disgrazia di milioni di attori economici. Pazzesco! A che giova dunque stare nell'Ue? A noi sembra davvero una colossale presa in giro.
Gli abbandonati d'Europa e la Solidarietà sugli Accordi Bancari
Ma a parte tutto, praticamente nulla è stato fatto per sostenere le famiglie e le imprese, nonché milioni di giovani disoccupati e senza futuro. Si pensi – in tal senso – che la dotazione per il fondo-aiuti verso i poveri è stato ridotto da 2,5 a 2,1 miliardi di euro. Ma in effetti aspettarsi "grazie e favori" dai promotori a tavolino di una crisi indotta sarebbe davvero paradossale. La sensazione che il vertice europeo sul bilancio Ue 2014-2020 sarebbe stata cosa lunga e difficile, lo avevamo già detto qualche giorno fa, era fin troppo chiara dall'inizio. Per contro gli unici accordi che sembrano sempe mettere daccordo la tecnocrazia di Bruxelles in tempi brevissimi sembrano essere quelli sulla tutela ed il salvataggio automatico delle banche: vedi sempre MES (leggi articoli in allegato). Nell’Europa della disonestà, delle banche, dei banchieri e delle disuguaglianze sostanziali, dunque, trovare un accordo “solidale, familiare ed univoco” è davvero cosa rara, per non dire impossibile.
Merkel chiama Draghi – La Grande Mediatrice e il Grande Profeta
Ma bilancio e tecnicismi a parte, la cosa che ha destato maggior ilarità a nostro avviso è stata quella di vedere la Germania del panzer Merkel fare da mediatrice nella maratona belga: proprio la Germania che solo grazie al Sistema Target 2 (sistema di regolamentazione interbancaria tra le banche centrali degli stati appatenenti all'Eurozona) è potuta diventare (in maniera indotta) la leader indiscussa ed incontrastata del mercato europeo, accumulando surplus in maniera artifiziosa e colonizzando di fatto i mercati dei Paesi Pigs. Vedi ad esempio tutte le catene tedesche della grande distribuzione alimentare diffusesi in Italia dal 2007 ad oggi: vedi Lidl ed Eurospin tra tutte. Molto interessante, per il vero, anche l'ultima uscita dell' “l’italianissimo” Mario Draghi, nominato in modo univoco profeta dell’anno: “Ritorno di fiducia nell’euro e al via la ripresa dalla seconda metà del 2013”. Sono state queste le sue ultime curiosissime e sibilliache previsioni. Ma la ripresa l'avevano prevista un pò tutti, seppur con tempi diversi: chi nel 2010, chi nel 2011, chi nel 2012, chi nel 2013 e c’è anche chi continua a fare profezie a lungo termine proiettandosi ben oltre il 2014. Barzellette insomma, che non fanno neanche troppo ridere.
Maria Laura Barbuto, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)
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